UE: GUARDA (AVS), ‘FITTO LANCIA CONSULTAZIONE SU RIGHT TO STAY IN UE, MA IN ITALIA PSNAI NON DICE NULLA SU LAVORO E GIOVANI NELLE AREE INTERNE’

6 Maggio 2026
BRUXELLES, 6 MAG – “Il diritto di restare è una battaglia sacrosanta ed è un bene che l’Europa ne discuta”. Lo ha dichiarato l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda, a margine dell’evento di lancio dell’iniziativa “Right to Stay: making staying a real choice across Europe” tenutosi oggi al Parlamento Europeo, alla presenza di Roberta Metsola, Enrico Letta e Raffaele Fitto.
“Ma mentre viene annunciata la consultazione della Commissione, in Italia il Piano strategico nazionale per le aree interne varato dal governo ha enormi problemi. Un piano che non solo teorizza l’‘accompagnamento allo spopolamento’ per i territori ritenuti non salvabili, ma che presenta grandi problemi strutturali” avverte Guarda.
“Il PSNAI manca di misure concrete per l’occupazione e non offre risposte o prospettive reali per i giovani, che sono i primi a essere costretti ad andarsene, quando i dati ci dicono che vorrebbero sempre più restare e tornare. Inoltre ha azzerato qualsiasi percorso comune con chi i territori li vive e li amministra. Non esiste più un vero ruolo dello Stato nel sostenere attivamente le comunità e, soprattutto, è stata completamente cancellata la co-decisione con i territori. I sindaci e i cittadini non sono più partner di un progetto di sviluppo condiviso, ma soggetti passivi di decisioni calate dall’alto. Come si può parlare di ‘diritto a restare’ se si escludono le voci di chi vive in quelle aree?” avverte Guarda.
“In più ad oggi non esistono più dati pubblici aggiornati che permettano di fare ricerca, monitoraggio e valutazione indipendente sull’impatto delle politiche per le aree interne. Senza dati trasparenti, non solo si impedisce alla comunità scientifica e ai territori di valutare l’efficacia dei progetti, ma si rischia di firmare assegni in bianco a una gestione opaca e delle risorse” spiega l’eurodeputata.
“A questo quadro preoccupante si aggiungono riforme nazionali che rischiano di infliggere il colpo di grazia ai territori. Penso al progetto di autonomia differenziata di Meloni e al disegno di legge sulla montagna a firma Calderoli: anziché unire, assistiamo a una costante frammentazione degli interventi che si traduce, nei fatti, in nuovi tagli ai servizi essenziali. Non basta fare piani sulla carta o evocare le grandi risorse del Next Generation EU se poi i progetti non rispecchiano le reali necessità delle comunità locali e non generano un impatto concreto sulla vita delle persone” continua.
“E anche le scelte di bilancio dell’Unione Europea devono essere coerenti con questo obiettivo. La proposta della Commissione sulla futura politica di coesione rischia di creare nuove disparità: prevedendo di vincolare una quota di budget solo per le regioni ‘meno sviluppate’. Ma il tema del ‘diritto a restare’ e delle aree interne non può essere limitato a una rigida griglia geografica: le disuguaglianze e i divari più profondi sono spesso intra-regionali. Se l’Europa non corregge questa impostazione, finirà per consolidare i divari anziché azzerarli” conclude.
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