«SENZA UNA STRATEGIA SUI DATI SUGLI ALIMENTI CONTAMINATI SI METTE UNA CROCE SULL’AGRICOLTURA VENETA E SULLA SALUTE DEI CITTADINI»
«I nuovi dati sui Pfas negli alimenti che la Regione Veneto ha promesso di pubblicare confermeranno quello che chiediamo dal 2016: la necessità di una strategia per salvaguardare l’agricoltura locale e la salute dei cittadini in una delle regioni con la più alta contaminazione di Pfas in Europa. Senza, si metterà una croce sulla produzione a km zero del Veneto.» Lo afferma l’eurodeputata Cristina Guarda di Alleanza Verdi e Sinistra, a poche ore dall’annuncio della Regione di rendere noti i risultati dei controlli sugli alimenti prodotti nelle aree contaminate da Pfas. «La trasparenza sui numeri è doverosa, ma sta arrivando con un clamoroso ritardo. E da sola non tutela né la salute dei cittadini né il futuro delle imprese agricole», prosegue Guarda. «Dal 2016 chiedo, insieme alla pubblicazione dei dati, strategie e risorse per accompagnare gli agricoltori nella gestione di terreni e allevamenti contaminati: la ricerca sta andando avanti con fondi propri, mentre la Regione ha continuato a negare ogni richiesta di intervento per ben dieci anni. Ma nascondere la polvere sotto il tappeto ha fatto perdere tempo prezioso», continua.
«I primi monitoraggi su alimenti nelle aree contaminate risalgono al 2014-2015 e le analisi 2016-2017 avevano spinto la Regione a rassicurare i cittadini, escludendo il 95% dei campioni – carne bovina e avicola, latte, ortofrutta – da ulteriori valutazioni perché sotto i limiti dell’epoca. Ma solo pochi mesi dopo, nel 2018, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare aveva già ridotto di migliaia di volte le dosi tollerabili giornaliere per Pfoa e Pfos. Nel 2020 ha poi fissato una dose settimanale tollerabile di gruppo di 4,4 ng per kg di peso corporeo per quattro Pfas, pari a 0,63 ng/kg al giorno. Dal 2018 quei campioni sarebbero dovuti essere classificati come a rischio. Il silenzio delle autorità regionali ha generato rassicurazioni fuorvianti», denuncia l’eurodeputata.
«Oggi sappiamo che un bambino di circa 18 chili non dovrebbe superare, nell’arco della giornata, una quantità irrisoria di Pfas tra acqua e cibo, e che basta sommare un consumo di cibo contaminato e l’acqua dell’acquedotto per oltrepassare il limite di sicurezza. Avere ignorato le nuove indicazioni dell’Efsa ha reso i politici regionali complici delle conseguenze economiche e sanitarie, per non aver messo in campo piani strutturali per ridurre l’esposizione nelle aree più colpite», continua.
«Dal 1° gennaio 2023 è in vigore il regolamento (UE) 2022/2388 che fissa tenori massimi di Pfas in uova, carne, prodotti della pesca e molluschi, imponendo alle imprese controlli mirati e rischi concreti di limitazioni commerciali per chi supera le soglie. Il Veneto scarica sulle aziende – e sulla salute dei più piccoli – la responsabilità della sua inazione», spiega l’eurodeputata.
«Oggi è tempo di ripartire e quindi chiediamo alla nuova Giunta di cambiare rotta, seguendo l’esempio di altri territori che dimostrano che un’altra strada è possibile: in Maine lo Stato elabora gratuitamente piani di campionamento, supporta gli agricoltori nella riconversione e finanzia le misure di mitigazione; nel Baden-Württemberg sono stati attivati sistemi di monitoraggio pre-raccolta e servizi di consulenza aziendale per evitare che prodotti non conformi arrivino sul mercato».
«Come eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra continuerò a lavorare perché nessun agricoltore e nessun cittadino veneto sia più lasciato solo di fronte all’emergenza Pfas» conclude.
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