(Vicenza, 4 febbraio 2026) GUARDA, AVS:«La messa in sicurezza operativa non è bonifica: è una barriera idraulica che non elimina la contaminazione, ma la ferma temporaneamente. Ad oggi non sappiamo ancora se tecnicamente quella installata sul sito ex-Miteni funzioni davvero e attendiamo con ansia il responso delle indagini e delle analisi. Non possiamo accettare che questa sia la strategia definitiva. L’obiettivo deve essere la vera bonifica, non una soluzione eterna che scarica costi e conseguenze su agricoltori, salute collettiva, gestori del servizio idrico, aziende che si ritrovano merci rifiutate perché contenenti PFAS che non hanno scelto loro. Inoltre, la barriera idraulica genera rifiuti – come i carboni attivi – che per essere rigenerati, producono inquinamento dell’aria come sta succedendo per esempio a Legnago. Si sposta il problema sempre da un’altra parte» dichiara Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra.
«Ringrazio le Mamme No-PFAS, Legambiente e tutte le associazioni del “Patto di Comunità per la bonifica del sito ex-Miteni di Trissino” per la loro cittadinanza attiva: sono loro a testimoniare che c’è un obbligo di trasparenza e condivisione da parte delle amministrazioni. Non è possibile che dopo tredici anni, dal 2013, questi processi rimangano a porte chiuse. La società civile deve partecipare, non può essere esclusa dalle decisioni che riguardano la salute e l’ambiente di un territorio che ha già pagato un sacrificio enorme, economico e sanitario. Dal 2020 denunciamo questo rischio: la messa in sicurezza operativa come unica risposta è una finta bonifica che serve solo a quietare istituzioni e opinione pubblica, avvantaggiando chi dovrà pagare la vera bonifica. Dopo tredici anni non è più accettabile» conclude Guarda.
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