BRUXELLES, 3 MAR 2026 – “Le aree rurali non possono essere schiacciate in un fondo unico che confonde le priorità e scatena una guerra tra territori. Il rischio è di mettere i comuni montani contro le medie città, o gli agricoltori contro i lavoratori. Non abbiamo bisogno di quote simboliche, ma di una visione integrata che garantisca il diritto a restare attraverso servizi, lavoro di qualità e giustizia climatica”.
Così Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, è intervenuta oggi al dialogo di alto livello sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) post‑2027, ospitato dal Comitato delle Regioni a Bruxelles.
“La proposta di un fondo unico legato ai piani nazionali sta generando una confusione pericolosa, indebolendo il ruolo del Parlamento e minacciando il secondo pilastro della PAC. Ci troviamo a discutere di negoziati epistolari privi di valore legislativo, scritti per equilibri politici contingenti anziché per una programmazione seria. Ogni volta che parliamo di riforme, la Commissione sembra azzerare il dibattito sul rural proofing e, paradossalmente, fare peggio” spiega l’eurodeputata.
“Ben venga la tutela del modello LEADER, ma le aree rurali sono molto più di questo. Quel 10% non può limitarsi a salvaguardare l’esistente. Dobbiamo pretendere che la politica di coesione contribuisca in modo misurabile allo sviluppo rurale e che queste risorse siano gestite direttamente dalle comunità. Dobbiamo impedire modelli di estrattivismo che sottraggono risorse senza lasciare benefici reali, puntando invece su filiere corte, economia circolare e ricambio generazionale” continua Guarda
“La credibilità della prossima programmazione dipende da una gestione regionale con pieno coinvolgimento degli enti locali e rispetto della governance multilivello, da una definizione funzionale di sviluppo rurale e da indicatori concreti in grado di misurare l’accesso a sanità, istruzione, trasporti e connettività, oltre alla capacità di adattamento climatico. Senza un accesso equo ai servizi essenziali, non può esserci alcun diritto di restare. Senza obiettivi misurabili, restiamo alle promesse vuote mentre i territori continuano il loro declino. È il momento di trasformare la programmazione in investimenti che tengano ricchezza e decisioni laddove appartengono: nelle mani dei cittadini che abitano le zone rurali” conclude.
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