GUARDA (AVS): “LA LIVESTOCK STRATEGY CONSOLIDA IL MODELLO INTENSIVO INVECE DI ACCOMPAGNARE LA TRANSIZIONE”
STRASBURGO, 8 LUGLIO 2026 – “La strategia allevamento presentata ieri dalla Commissione europea doveva essere l’occasione per accompagnare il settore zootecnico verso un modello più sostenibile. Invece consolida e rilancia il modello di allevamento industriale, ne facilita l’espansione e allenta i vincoli ambientali che dovrebbero limitarlo”, dichiara in una nota l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda.
“La strategia non contiene alcuna misura concreta per ridurre il numero di animali allevati, in particolare nelle aree a maggiore densità zootecnica, dove i problemi di inquinamento da nitrati, ammoniaca e metano sono più gravi. Al contrario, il testo punta a incrementare le esportazioni di prodotti animali, e a facilitare le procedure autorizzative per l’ampliamento degli impianti esistenti e per l’adeguamento a nuovi standard, e ad allentare la legislazione ambientale, dalla Direttiva Nitrati, per cui il testo apre esplicitamente a semplificazioni per ‘pratiche zootecniche sostenibili’, alla Direttiva Habitat, proprio le norme pensate per proteggere risorse naturali come acqua, aria e biodiversità, e i cittadini stessi, dagli impatti di questo modello”, dichiara.
“E se vogliamo capire cosa intendono alcuni colleghi per “semplificazione”, basta guardare alle discussioni in corso in queste settimane in Commissione Agricoltura nel negoziato sulla Direttiva Emissioni Industriali, dove si chiedono deroghe, aumento di soglie per il settore senza alcun riferimento scientifico fino addirittura ad eliminare il riferimento al diritto dei cittadini a richiedere un risarcimento per danni alla salute causati da inquinamento illegale, un diritto fondato sui principi della Convenzione di Aarhus”, aggiunge Guarda.
“Servirebbe invece il coraggio di accompagnare una transizione agroecologica verso un allevamento realmente sostenibile per allevatori, comunità locali e ambiente, legato alla terra, e non un modello che, come oggi, può espandersi a prescindere dal carico ambientale complessivo del territorio che lo circonda. Il criterio dovrebbe essere semplice: fermare l’espansione degli allevamenti dove il territorio ha già raggiunto il suo limite di carico ambientale”, conclude.

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