GUARDA (AVS): “A VIDOR PER IL FESTIVAL DEL VIN BON. GOVERNO CIECO SU VINI PROIBITI, DIFENDERE RESISTENZA NATURALE E BIODIVERSITÀ”

10 Maggio 2026
10 MAG – “Voglio rivolgere un ringraziamento profondo alle associazioni Clinto de Marca e GRASPO che hanno organizzato questo evento. Parliamo di realtà e di pochissime famiglie che, con una costanza e un amore straordinari, stanno letteralmente salvando dall’estinzione un patrimonio di biodiversità profondamente legato alla storia e all’identità dei nostri territori. È incomprensibile che il governo non riconosca il valore di questa resistenza, non solo ambientale, ma anche economica”.
Lo dichiara Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, durante la sua partecipazione al 1° Festival del Vin Bon (Festival dei Vini Antichi e Naturali), in programma il 9 e 10 Maggio 2026 presso l’Abbazia Benedettina di Santa Bona a Vidor (TV).
“Mentre il settore vitivinicolo europeo affronta una crisi senza precedenti, stretta tra il calo dei consumi e gli effetti devastanti del cambiamento climatico, in Italia assistiamo all’ostruzionismo cieco del governo nazionale e dei grandi marchi contro i cosiddetti ‘vini proibiti’. È tempo di superare definitivamente questo divieto ideologico e commerciale per ridare dignità a varietà storiche come il Clinton, l’Isabella e il Baco” spiega.
“Siamo all’assurdo: la commercializzazione di queste varietà storiche è vietata, ma è consentito vendere i loro ‘figli’, ossia gli ibridi creati a partire da queste stesse viti. Un controsenso inaccettabile, soprattutto se si considera che queste piante madri possiedono proprietà organolettiche di straordinario interesse e una naturale, innata resilienza” continua.
“La verità scientifica ed economica, che emerge in modo chiaro anche dal confronto con i produttori francesi ed europei, è che i grandi gruppi temono lo spostamento a nord delle aree viticole dovuto al riscaldamento globale. Ma la crisi climatica è già qui: bloccare le alternative naturali non salverà il mercato, ma priverà gli agricoltori di soluzioni cruciali per la sopravvivenza del settore” dichiara.
“Chi sostiene la ricerca e la resilienza delle piante non può farlo a corrente alternata, promuovendo unicamente i vitigni ottenuti tramite nuove tecniche genomiche (TEG) o modificazioni genetiche in laboratorio, dimenticandosi di valorizzare la resistenza naturale e intrinseca di varietà che la terra ci offre già, come quelle che degusteremo a Vidor, dal Clinto ai nuovi vitigni resistenti PIWI. La vera transizione ecologica della viticoltura parte dalla tutela della nostra biodiversità” conclude.
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