Democrazia italiana sotto assedio: a Bruxelles l’allarme di istituzioni e società civile sul declino dello Stato di Diritto

21 Aprile 2026

BRUXELLES, 17 marzo 2026 – Si è concluso oggi presso il Parlamento Europeo l’evento “Freedom at Risk? The Case of Italy”, promosso dall’eurodeputata Cristina Guarda (Greens/EFA) insieme ai colleghi Alessandro Zan (S&D) e Gaetano Pedullà (The Left). L’incontro ha riunito esponenti politici, giornalisti e organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e ARCI per analizzare la deriva autoritaria e le crescenti restrizioni alla libertà di espressione e di dissenso in Italia.

L’evento giunge in un clima di forte tensione, segnato dai duri attacchi delle delegazioni italiane di governo al Parlamento europeo e da una campagna mediatica di delegittimazione che ha visto testate come Libero dedicare la prima pagina all’iniziativa, nel tentativo di silenziare il dibattito europeo sulle criticità interne del Paese.

I dati del declino: l’Italia nel mirino internazionale

Durante i lavori sono stati citati i dati allarmanti dei rapporti 2025 e 2026. L’Italia è scivolata al 49° posto nel World Press Freedom Index di RSF, mentre il Rule of Law Index 2025 assegna al Paese un punteggio di appena 6.6/10. La Commissione Europea, nel suo ultimo rapporto sullo Stato di Diritto, ha confermato “progressi limitati o nulli” nel contrasto alle querele temerarie (SLAPP) e nella protezione dei giornalisti dall’uso di spyware come Graphite e Paragon.

Le voci dal convegno

Cristina Guarda (Greens/EFA):

“I segnali d’allarme ci sono, e sono ormai dati cristallizzati nei report internazionali: l’ultima relazione della Commissione europea sullo Stato di diritto descrive un Paese in cui fare informazione indipendente è diventato un atto di resistenza. Nel World Press Freedom Index 2025 di Reporters sans Frontières, l’Italia è al 49esimo posto su 180 Paesi, perdendo ulteriori posizioni, un luogo dove la libertà di stampa resta un diritto vulnerabile, minacciato da pressioni politiche e giudiziarie. Le querele temerarie, che sono oggi il principale manganello agitato dal potere stesso contro i giornalisti: richieste di risarcimento milionarie che mirano all’asfissia economica delle testate. A questa pressione si aggiunge l’inquietante frontiera della sorveglianza digitale e la sequenza dei cosiddetti “decreti sicurezza” che hanno delineato una visione del diritto penale come strumento di neutralizzazione del dissenso politico. 

Alessandro Zan (S&D):

‘Dalla criminalizzazione del dissenso alle restrizioni sui diritti civili, l’Italia sta vivendo una fase di involuzione che ci allontana dai valori fondanti dell’Unione. Trovo tutto questo molto preoccupante, come trovo preoccupante la cosiddetta riforma sulla giustizia, che non è una riforma della giustizia ma è il chiaro tentativo di indebolire l’autonomia della magistratura. Voglio ricordare che il Parlamento Europeo aveva approvato una missione in Italia per valutare la situazione dello stato di diritto. Poi probabilmente è arrivata una chiamata dal governo e la missione è stata bloccata. Di cosa aveva paura il governo italiano se non aveva nulla da nascondere? Perché ha bloccato questa missione nel nostro Paese?

Gaetano Pedullà (The Left):

‘Stiamo vivendo un’onda che dagli Stati Uniti, all’Ungheria, da Le Pen a Vox, fino a Meloni, pensa che chi prende i voti non governa, chi prende i voti comanda. E quando tu pensi che prendere i voti sia sufficiente per comandare, hai fastidio per tutti quei contropoteri, quel sistema di check and balance balance, che sono alla base di uno stato di diritto. Quindi l’informazione che dà fastidio va addomesticata, la magistratura che dà fastidio va addomesticata. Pensiamo che sia necessario fare qui un ragionamento sul caso Italia, da parte di chi ha in mente un’Europa come grande forza di difesa dello stato di diritto, e non un’Europa dei nazionalismi, che è il disegno delle destre populiste, che stanno smantellando pezzo per pezzo il disegno europeo.

Anneliese Baldaccini (Amnesty International Italia):

“Il governo si è connotato fin dai primi mesi per misure fortemente restrittive e criminalizzanti in ambito soprattutto migratorio e in quello securitario. Ricordiamo il decreto Piantedosi che ha voluto ostacolare le operazioni di soccorso in mare, le misure di prevenzione e di contrasto per i raduni illegali come se quella dei “rave” fosse un’emergenza nazionale del momento, la legge contro i pericolosi ecoattivisti, tutte misure che hanno caratterizzato il governo agli albori proprio di questa nuova legislatura. È soprattutto in ambito securitario che abbiamo visto una serie di azioni politiche che hanno progressivamente contribuito a restringere lo spazio civico ed è altresì una stortura che questo sia stato fatto con un ricorso allo strumento eccezionale del decreto legge, come nel caso dei numerosi “decreti sicurezza”.

Erasmo Palazzotto (ARCI) e Martina Corti (SOLIDAR): 

“Nell’ultimo anno l’Italia ha registrato un restringimento dello spazio civico senza precedenti, come indicato dall’osservatorio indipendente CIVICUS Monitor, tra gli altri. I decreti sicurezza e altri interventi normativi hanno contribuito a costruire una cornice che limita l’esercizio di diritti fondamentali come la libertà di espressione, di associazione e di protesta. A questo si affianca un crescente ricorso a strumenti di sorveglianza e a pratiche di criminalizzazione che colpiscono attivisti, organizzazioni della società civile. Si tratta di un processo che rischia di normalizzare la repressione del dissenso e di indebolire il ruolo della società civile nella vita democratica del Paese. L’UE deve preoccuparsi della deriva autoritaria  che colpisce uno dei suoi paesi fondatori che rischia di minare i valori su cui si fonda la democrazia europea.”

Francesca De Benedetti (Domani):

“Ancor prima che noi giornalisti e società civile potessimo prendere la parola siamo stati trascinati negli attacchi a questa iniziativa, il che indica la brutalizzazione della sfera pubblica in corso. Non si riesce a ragionare nel merito, a discutere e a confrontarsi sui temi, cosa che noi giornalisti per primi vorremmo e dovremmo fare. ll primo episodio che ci siamo trovati come redazione a segnalare risale al 3 marzo 2023, quando i Carabinieri sono entrati nella nostra redazione per sequestrare un articolo che riguardava fatti assolutamente veri riguardanti il sottosegretario Durigon. E ancora prima che il tema esplodesse nel dibattito pubblico, Domani era stato bersaglio di quelle che proprio in Europa si chiamano SLAPP, Strategic Lawsuits Against Public Participation”.

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