“BORN POLLUTED”: AL PARLAMENTO EUROPEO CRISTINA GUARDA (AVS) OSPITA LA MOSTRA SUI BAMBINI VITTIME DELL’INQUINAMENTO CHIMICO

21 Aprile 2026

Cristina Guarda (AVS): Dobbiamo mettere la salute dei più piccoli sopra ogni interesse. Il vero trade-off non è tra competitività e ambiente, ma tra prevenire oggi o pagare un prezzo umano altissimo domani.”

Bruxelles, 3 marzo 2026 – È stata inaugurata oggi presso il Parlamento Europeo la mostra “Born Polluted” (Nati Inquinati), un percorso fotografico e documentale volto a sensibilizzare i decisori politici sull’impatto devastante delle sostanze chimiche tossiche sui minori. L’evento, organizzato dal Child Rights International Network (CRIN) e ospitato dall’eurodeputata Cristina Guarda (Alleanza Verdi e Sinistra – Greens/EFA), ha visto la partecipazione della Commissaria Europea all’Ambiente Jessika Roswall, di rappresentanti delle Nazioni Unite e delle testimonianze dirette dalle “terre dei sacrifici” italiane: la Terra dei Fuochi e le zone contaminate da PFAS in Veneto.

La mostra utilizza immagini e disegni per raccontare come la contaminazione di cibo, acqua e aria stia violando il diritto alla salute dei bambini ancor prima della nascita. Durante l’inaugurazione, il dibattito si è focalizzato sulla necessità di una legislazione europea più stringente, a partire dalla messa al bando dei PFAS e dalla revisione del regolamento sui pesticidi.

L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda, promotrice dell’iniziativa, ha aperto l’evento con una testimonianza personale e politica:

“Donne in età fertile e bambini sono le persone più a rischio. Questa mostra vuole riaccendere la responsabilità politica di ogni eletto: il dovere di mettere la sicurezza dei bambini prima di qualsiasi altro interesse. Lo dico da donna avvelenata, che ha scoperto come i PFAS nel sangue ostacolassero il sogno di avere un figlio. È inaccettabile che si possa temporeggiare o attaccare la scienza per tutelare interessi di pochi. Mi rivolgo alla Commissaria Roswall: serve coraggio. Il vero trade-off non è ‘competitività vs ambiente’, ma pagare oggi per prevenire o pagare domani molto di più per curare e bonificare.”

Jessika Roswall, Commissaria Europea per l’Ambiente, ha risposto sottolineando l’impegno della Commissione:

“Come genitore e nonna, queste immagini mi riempiono di dolore; come decisore politico, mi caricano di determinazione. Stiamo lavorando per modernizzare le nostre leggi chimiche. Dobbiamo regolare queste sostanze come interi gruppi, non una per una: stiamo analizzando circa 10.000 sostanze. Posso assicurarvi che questa è una priorità politica per me e per la Commissione Europea.”

Oliver De Schutter, Relatore Speciale ONU su povertà estrema e diritti umani, ha espresso forte preoccupazione per i recenti arretramenti normativi:

“In nome della semplificazione e della riduzione degli oneri normativi, la Commissione europea ha avanzato proposte sulla regolamentazione dei pesticidi che, di fatto, mettono in pericolo la salute della popolazione europea. Il Green Deal nel 2019 aveva promesso di ridurre del 50% l’uso e il rischio dei pesticidi chimici entro il 2030. Eppure, all’inizio del 2024, uno dei principali atti legislativi destinati a raggiungere questo obiettivo — la proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi — è stato ritirato dalla Commissione, nel contesto dell’ascesa dell’estrema destra e delle proteste degli agricoltori.

Suzanne Astic, consulente per i diritti dei bambini e le sostanze chimiche del Child Rights International Network (CRIN), ha ribadito la natura legale, e non solo morale, della questione:

“Siamo qui perché genitori e giovani vogliono capire perché l’UE permetta ancora che i bambini siano esposti quotidianamente a sostanze nocive. Proteggere i minori non è solo un dovere morale, è un obbligo legale secondo i trattati UE e le carte dell’ONU. Invece di migliorare le leggi, stiamo assistendo a tentativi di distruggere gli standard esistenti. L’interesse superiore del bambino deve essere la bussola di ogni decisione legislativa sulle sostanze chimiche, non il profitto.”

Benjamin Van Bunderen Robberechts, attivista per i diritti dei bambini, ha lanciato un monito generazionale:

“Ci insegnano a portare il casco e a guardare prima di attraversare, ma non ci proteggono dall’aria che respiriamo o dall’acqua che beviamo. I bambini nascono con centinaia di sostanze chimiche nel sangue: questa non è un’esemplificazione tecnica, è una scelta politica. Non dite alla mia generazione di essere ‘resiliente’: la responsabilità è di chi siede in questo palazzo.”

Stefano Schirato, fotografo e autore del progetto “Terramala”, ha illustrato il costo umano documentato nei suoi scatti:

“L’inquinamento non è un concetto astratto, ha volti e nomi. In Sicilia, tra il 2010 e il 2015, su 4.600 nati, 200 avevano malformazioni. In Veneto, il processo Miteni ha dimostrato che il disastro ambientale è reale anche nel ricco Nord. La mia fotografia è un atto di ascolto verso chi soffre le conseguenze di un’economia predatrice.”

Laura Ghiotto (Mamme No PFAS) ha portato il dolore delle madri venete:

“Abbiamo scoperto che i PFAS sono passati dal nostro sangue ai corpi dei figli che portavamo in grembo, persino attraverso l’allattamento. Ci siamo sentite tradite e colpevoli. Chiediamo ai politici: se fosse vostro figlio a essere contaminato, pensereste ancora che il profitto sia più importante della legge?”

Marzia Caccioppoli (Noi Genitori Di Tutti – Terra Dei Fuochi) ha concluso ricordando la condanna dell’Italia da parte della CEDU:

“Ho perso il mio unico figlio, Antonio. Per colpa di omissioni dello Stato, ci è stato tolto il diritto di scegliere dove vivere in sicurezza. Salute e ambiente sono inseparabili: spero che queste iniziative diventino finalmente prevenzione e giustizia, non solo parole.”

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