Appuntamento al Parlamento europeo per una strategia comune sulle proteine vegetali con il Commissario europeo per l’Agricoltura Christophe Hansen organizzato dai MEP Cristina Guarda (Greens/EFA), Daniel Buda (PPE), Eric Sargiacomo (S&D), Elsi Katainen (Renew).

15 Aprile 2026

BRUXELLES – 15 aprile 2026 – Oggi si è tenuto presso il Parlamento Europeo l’evento istituzionale “Towards a legume renaissance in europe”, un tavolo di confronto strategico dedicato al futuro delle colture proteiche nel continente.

L’iniziativa, co-organizzata da un gruppo trasversale di Eurodeputati Cristina Guarda (Greens/EFA), Daniel Buda (PPE), Eric Sargiacomo (S&D), Elsi Katainen (Renew) arriva in un momento cruciale: la Commissione Europea si appresta infatti a presentare il nuovo Piano integrale per le proteine, mentre il Parlamento è nel pieno del dibattito sulla PAC, l’OCM e i Piani di Rilancio Nazionale (NRP).

L’obiettivo dell’incontro è trasformare la “roadmap delle leguminose” in scelte politiche concrete, promuovendo un approccio che integri l’intera catena del valore, dalla ricerca agricola fino al retail e al consumo alimentare e zootecnico.

Christophe Hansen (Commissario per l’Agricoltura):

“La ‘rinascita delle leguminose’ non è solo una questione agricola, ma un imperativo di resilienza e autonomia strategica per l’Europa. Oggi importiamo ancora il 94% della soia ad alto contenuto proteico: una vulnerabilità che non possiamo più ignorare in questo scenario geopolitico. Con il Piano Proteine che presenteremo a giugno, vogliamo trasformare le leguminose – a partire dalle fave, radicate nella nostra storia – in un asset strategico per il futuro. Non basta però produrre di più: dobbiamo costruire capacità di trasformazione, rafforzare i mercati e stimolare la domanda. Solo un approccio olistico che unisca produzione alimentare e zootecnica potrà garantire un reddito dignitoso ai nostri agricoltori e un sistema alimentare sostenibile per i consumatori.”

Cristina Guarda (Greens/EFA):

“Nella mia regione, il Veneto, vediamo aree in sofferenza per la perdita di qualità del suolo: integrare le leguminose non è solo una scelta agronomica per fissare l’azoto, ma una necessità economica per garantire il futuro delle nostre aziende. Non c’è alcuna ragione agronomica per continuare a importare lenticchie dal Canada o soia dalle Americhe quando possiamo coltivarle qui. La chiave è investire in infrastrutture locali di stoccaggio e trasformazione: se gli agricoltori possono essiccare e lavorare il prodotto vicino al campo, catturano più valore e creano lavoro nelle aree rurali. Attraverso la riforma dell’OCM e il sostegno alle organizzazioni di produttori, possiamo dare agli agricoltori il potere contrattuale necessario per negoziare prezzi giusti con la grande distribuzione e le mense scolastiche.”

Daniel Buda (PPE):

“Non possiamo più permetterci di essere vulnerabili: dobbiamo fornire agli agricoltori una ‘cassetta degli attrezzi’ che permetta loro di produrre con rese competitive. Questo significa investire con coraggio nelle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) per sviluppare varietà di leguminose resistenti ai cambiamenti climatici e alla siccità. Se già importiamo prodotti derivati da queste tecnologie, è assurdo non permetterne la coltivazione interna. Attraverso l’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM), dobbiamo integrare ogni anello della filiera, riducendo al contempo i costi dei fertilizzanti e garantendo che le risorse finanziarie dell’UE arrivino realmente a terra per sostenere la redditività delle nostre aziende.”

Eric Sargiacomo (S&D):

“Per decenni la produzione di leguminose in Europa è rimasta al palo, frenata da accordi commerciali obsoleti –  come l’accordo della Blair House nel 1992 – e dalla mancanza di una strategia industriale. Oggi l’instabilità geopolitica ci impone di agire: le leguminose non sono solo cibo, sono la chiave per l’agroecologia, capaci di arricchire i suoli naturalmente e ridurre la nostra dipendenza dai fertilizzanti chimici. Nella prossima PAC dobbiamo potenziare gli aiuti accoppiati e sostenere le Organizzazioni di produttori per garantire che il valore aggiunto resti nelle mani degli agricoltori e non delle grandi multinazionali. Pur favorevole all’innovazione, resto cauto sulle nuove tecniche genomiche: la nostra indipendenza proteica non può dipendere dai brevetti di poche aziende extra-UE. Dobbiamo costruire una filiera europea sovrana, tracciabile e di alta qualità .”

Elsi Katainen (Renew):

“La stabilità del commercio globale è oggi compromessa da guerre e pandemie: aumentare l’autosufficienza europea nel settore delle proteine vegetali non è più una scelta, ma una necessità per la nostra sicurezza alimentare. Dobbiamo superare il dibattito ideologico che contrappone proteine animali e vegetali; la vera sfida è integrare entrambe in un sistema circolare che valorizzi anche i sottoprodotti. So bene che il successo delle leguminose dipende dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici: per questo servono investimenti massicci in ricerca e innovazione per sviluppare nuove varietà che rendano le colture proteiche redditizie in ogni angolo d’Europa, riducendo al contempo la nostra dipendenza dai fertilizzanti russi e da quelli a base fossile.”

Marin Vandamme (Co-founder The protein project)

“Negli anni ’60, il 5% delle nostre terre coltivabili era dedicato alle leguminose; oggi siamo appena al 2%. Focalizzandoci sulla fava – una coltura che unisce l’Europa dalla Lituania alla Sicilia – abbiamo dimostrato che raddoppiare la produzione entro il 2040 è possibile. Questo non solo ridurrebbe la nostra dipendenza da fertilizzanti e mangimi esteri, ma migliorerebbe la redditività agricola e farebbe risparmiare milioni di euro in costi sanitari. Le leguminose sono state il cuore della sicurezza alimentare europea fin dai tempi di Carlo Magno e dei Romani; oggi, con il giusto supporto politico, possono tornare a essere la soluzione moderna per un sistema agroalimentare resiliente.”

Max Schumann agricoltore finlandese

Come agricoltore, vedo nella coltivazione delle fave non solo un modo per arricchire il suolo e ridurre la necessità di fertilizzanti, ma una vera opportunità di mercato. Tuttavia, per passare dal settore dei mangimi a quello alimentare su larga scala, abbiamo bisogno di strumenti concreti: una selezione varietale all’avanguardia che garantisca raccolti stabili anche con climi difficili, sementi di alta qualità e una logistica che assicuri una fornitura costante ai trasformatori.

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