AMBIENTE, GUARDA (AVS): “SILVA EX SAFOND, RISCHIO DISASTRO AMBIENTALE DI NATURA PENALE PER FALDA PADOVANA”

24 Febbraio 2026
Bruxelles 19/02/2026 – “Sul sito Silva di Montecchio Precalcino stiamo rischiando un disastro ambientale senza precedenti. È in gioco il futuro della falda acquifera che garantisce l’approvvigionamento idrico dell’intera area padovana. I pareri negativi dell’Autorità sanitaria e di bacino parlano chiaro: autorizzare un impianto di recupero inerti e fanghi di lavaggio in una zona così delicata significa esporsi a una contaminazione ambientale di natura penale. Basta un errore minimo per compromettere l’acqua di migliaia di cittadine e cittadini e i sistemi di prevenzione tradizionali rischiano di rivelarsi del tutto insufficienti”, lo dichiara Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra al Parlamento europeo.
“Politicamente si dovrebbe fare di tutto per evitare che un impianto simile sorga in un’area di ricarica della falda, specialmente in un territorio già profondamente ferito dalla contaminazione da PFAS. La Commissione Europea, in risposta a una mia interrogazione sull’uso di acceleranti cementizi e sedimenti contaminati – trasportati e stoccati in una discarica non impermeabilizzata proprio accanto al sito in questione – ha confermato le nostre preoccupazioni. È un segnale inequivocabile: non possiamo continuare a ignorare la fragilità del nostro sottosuolo proprio dove l’acqua è più esposta”, prosegue l’eurodeputata.
“Il Comune di Montecchio Precalcino sta portando avanti un’istruttoria fondamentale sulle aree di salvaguardia. Se queste verranno approvate, la Regione non potrà far finta di nulla. È necessario che l’Autorità di bacino distrettuale esprima un nuovo parere alla luce di queste tutele: chiediamo che si applichi il principio di precauzione a difesa della salute pubblica”, sottolinea Guarda.
“Qualunque decisione venga presa dalle autorità competenti dovrà essere condivisa con la popolazione con estrema trasparenza, rispettando il diritto alla partecipazione dei cittadini che si stanno già mobilitando con una petizione sul tema che presto approderà al Parlamento europeo. Se si dovesse arrivare a un’autorizzazione, chi firma dovrà spiegare chiaramente, dati alla mano, cosa ha spinto a ignorare i rischi tecnici e sanitari. La protezione delle nostre risorse idriche non è negoziabile”, conclude l’eurodeputata.
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