AGRI-FOOD, GUARDA (AVS): “COMPETITIVITÀ FA RIMA CON AUTONOMIA, NON CON SMANTELLAMENTO SOSTENIBILITÀ”
BRUXELLES, 24 GIUGNO 2026 – “Il problema dell’agricoltura europea non è un eccesso di sostenibilità da correggere con la cosiddetta semplificazione, ma una dipendenza strutturale del settore, aggravata dalla crisi climatica”. Lo ha dichiarato l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda, intervenendo al tavolo di lavoro sul settore Agri-Food durante l’evento estivo di Connact, svoltosi alla presenza di rappresentanti delle istituzioni UE e dei principali operatori economici del settore in Italia.
“La competitività non si costruisce abbassando gli standard. Si ottiene riducendo i costi strutturali delle aziende, premiando il lavoro, rafforzando il potere contrattuale attraverso l’aggregazione e investendo in vera innovazione” prosegue Guarda.
“Pensiamo alla crisi dei fertilizzanti a partire dal blocco dello Stretto di Hormuz: ogni crisi internazionale ci riporta allo stesso punto, la dipendenza strutturale dal fossile, amplificata dalla speculazione dei mercati. La vera risposta è diversificare e tagliare il cordone ombelicale con i combustibili fossili: servono fertilizzanti da rinnovabili, recupero dei nutrienti, biostimolanti, agroecologia e un uso pragmatico del digestato, che deve però rimanere ancorato ai territori e in mano agli agricoltori, senza diventare un incentivo alla concentrazione degli allevamenti” continua l’eurodeputata.
“I Verdi non sono contrari alla semplificazione, tanto che abbiamo votato a favore dell’accordo finale sul pacchetto di semplificazione della PAC. Ben vengano autorizzazioni rapide per il biocontrollo, l’eliminazione dei doppioni legislativi e l’utilizzo di droni per agricoltura di precisione. Ma semplificare non può significare ridurre le garanzie sanitarie. Estendere indefinitamente l’autorizzazione di sostanze nocive o limitare la capacità degli Stati di reagire alle evidenze scientifiche significa solo scaricare i costi futuri sui cittadini, sulla salute pubblica e sulle risorse idriche” prosegue.
“Le regole europee sono il nostro principale vantaggio competitivo perché creano fiducia nei consumatori. Il vero level playing field si fa chiedendo alle importazioni di rispettare i nostri stessi criteri, non abbassando i nostri standard interni. La corsa alla deregolamentazione è solo un modo per fingere che non esistano i veri problemi, come la speculazione e la crisi climatica” conclude.

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