Acquedotto Montagnana: inaugurazione show, ma cittadini hanno continuato a bere acqua contaminata?

11 Giugno 2024
Contaminazione da Pfas

La Giunta regionale ci dica quale acqua hanno dovuto bere i cittadini per tutti questi mesi!

A oltre tre mesi dall’inaugurazione, a Montagnana (PD), delle opere realizzate per sostituire definitivamente la fornitura di acqua dalla centrale di Madonna di Lonigo (trattata a carboni attivi in quanto contaminata da Pfas) verso i Comuni di Montagnana, Borgo Veneto, Casale di Scodosia, Megliadino San Vitale, Merlara, Pojana Maggiore e Urbana, con acqua proveniente dalla fonte pedemontana di Camazzole, i cittadini chiedono di conoscere la verità.

Allora, con un comunicato stampa, la Giunta regionale si vanagloriava di quello che definì come un pilastro fondamentale della vicenda Pfas in Veneto, ma secondo i cittadini quell’acquedotto non è ancora stato attivato.

Tanto che, confidando nelle istituzioni, hanno continuato a bere acqua dal rubinetto in un’area messa in ginocchio dalla contaminazione da Pfas.

La causa di questo increscioso ritardo risiederebbe nei lavori, non conclusi, di lavaggio delle vasche. Questo sarebbe stato incidentalmente appreso dai cittadini durante la seduta del Consiglio comunale del 6 giugno 2024.

Nessuna altra comunicazione ufficiale, al fine di avvisare i cittadini circa i ritardi nei lavori, sarebbe stata fatta pervenire agli interessati.

Legittimo interrogarsi sulla qualità o dannosità dell’acqua che, seppur filtrata, gli abitanti della zona hanno utilizzato per dissetarsi, per cucinare o annaffiare, proveniente da una falda che, secondo i dati EFSA (Ente europeo per la sicurezza alimentare) ha comunque una contaminazione dannosa per soggetti più fragili, bambini in primis.

Per questo ho presentato una interrogazione in Consiglio regionale a riguardo.

Da quanti altri calici amari dovranno attingere i cittadini confidando nella Regione?

Va ricordato che un’altra è stata l’inaugurazione fatta prima del tempo, quella per l’infrastruttura di Campo pozzi di Belfiore, rimasta inutilizzata per un anno, visti i successivi approfondimenti richiesti dall’Ulss e le necessarie opere di messa in sicurezza delle falde, esposte a rischi di contaminazione.

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