“Giochi d’acqua”: tempo scaduto per il mini-idroelettrico

22 Gennaio 2019
Ambiente

L’affare del mini-idroelettrico è un abuso per i territori dei cittadini. Dal governo la prima prova di stop.

 

A seguito dell’apertura di un procedimento di infrazione europeo, proprio sulla questione del mini e micro idroelettrico italiano, il governo ha predisposto uno schema di decreto ministeriale, di concerto con le Regioni, pronto ad essere analizzato a Bruxelles. Se sarà accettato dall’Europa verrà promulgato e il business dei “giochi d’acqua” nelle nostre valli venete finalmente finirà, sventando in tal modo qualsiasi rischio d’infrazione e di multe.

 

Dall’inizio del mio mandato ho sempre cercato di contrastare le centraline idroelettriche, dove i privati promuovevano non di certo una produzione sostenibile di energia rinnovabile, quanto la deturpazione dei nostri territori per accaparrarsi i fondi degli incentivi.

Non dovrebbe servire l’Europa a dirci cosa fare, ma il buon senso. Nel 1953 la legge sulle acque e sugli impianti elettrici esplicitava il riconoscimento dell’acqua come Bene Comune dei residenti e ora il mini idroelettrico ha completamente stravolto il paradigma: come sempre era strumento a servizio, non un bene primario.

 

Senza gli incentivi quanti progetti saranno portati avanti? Finalmente sarà chiaro chi veramente voleva e vuole produrre energia “green” e chi invece lo faceva per un tornaconto!

 

Buone notizie anche dagli amici del bellunese.

Ma le buone notizie non finiscono qua. Storica è anche la battaglia dei tanti cittadini del Comitato Bellunese Acqua Bene Comune, assieme WWF e altre associazioni che, pochi giorni fa, grazie a sentenze della cassazione in netta inversione giurisprudenziale, hanno portato a casa un importante vittoria sulle concessioni nei torrenti Talagone e Grisol.

Qui potete approfondire e trovare le sentenze della Cassazione.

 

La politica regionale.

Magari finirà anche la netta contrapposizione della Lega in Regione, mai disposta ad aggiornare in tempi rapidi le normative o a riverdere le VIA dal punto di vista cumulativo, battaglie in regione con cui mi sono scontrata contro un muro di gomma perché “già abbiamo fatto abbastanza”. Ora, la forte contrarietà al decreto cancella incentivi da parte della Lega nazionale, esplicita la posizione fino ad oggi contradditoria della politica regionale che rispondeva alle nostre sollecitazioni trovando sempre un capo espiatorio e dicendo che aveva le mani legate.

Attendiamo ora la risposta europea per finalmente chiarire, una volta per tutte, che le energie rinnovabili devono essere futuro sostenibile a vantaggio di tutti, rispettoso dei nostri corsi d’acqua, e non il beneficio economico di pochi.

 

Per un approfondimento completo leggi gli articoli di Marco Milioni, sull’iter del decreto e sulla conferenza Stato-Regione.

 

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