Caso Sesa – la non risposta sulla sicurezza di lavoratori e cittadini

2 Aprile 2020
Ambiente

Di cosa stiamo parlando? Di un’azienda in parte pubblica, dedita alla produzione di Compost da rifiuto umido. Inchieste ed indagini han fatto emergere: 🆘️ sversamenti di Compost non maturato, 🆘️ contaminato di altri rifiuti compresi idrocarburi e metalli pesanti, confermati da alcune analisi di Arpav, 🆘️ capannoni di proprietà di Sesa che, pur non autorizzati ad essere usati per stock di rifiuti, avevano stoccati rifiuti speciali per cui cui Sesa non ha autorizzazione al trattamento

Ecco i miei approfondimenti: dal 12 Giugno 2019

La prima volta, ne parlai dopo l’inquietante inchiesta di Fanpage.it (leggi qui 1️⃣ https://bit.ly/3bHIIB2), poi dopo l’audizione in commissione ambiente di Arpav, ente strumentale per i controlli ambientali (leggi qui 2️⃣ https://bit.ly/2wUHRy8) e poi per alcune proposte avanzate e sollecitazioni (leggi qui 3️⃣ http://bit.ly/2SgxsF8 4️⃣ https://bit.ly/2X5H3RF e 5️⃣ http://bit.ly/2OF0VHj)

Marzo 2020: la prima risposta dalla Giunta

L’interrogazione a cui ho ricevuto risposta

Nel primo Consiglio in epoca di Coronavirus, il 30 marzo, ho ricevuto finalmente risposta all’interrogazione in cui, richiedendo informazioni, indirettamente sollecitavo un controllo sulla salute di Lavoratori e Cittadini coinvolti.

Vi propongo il mio amareggiato comunicato, dopo aver ricevuto una risposta: nessuna presa di responsabilità politica, solo un’espressione tecnica e un disinteresse agghiacciante.

“Sesa ed i casi di compost con metalli pesanti, la Regione faccia uno screening su dipendenti e residenti nel circondario dei campi inquinati”

“Sugli sversamenti di metalli e inquinanti nei campi della bassa padovana la Regione non vede, non sente e non parla come avvenne con i Pfas nelle zone di Vicenza, Verona e Padova. Evidentemente la lezione dell’avvelenamento dell’acqua a cui attingono un milione di veneti non è bastata. Così come lo Spisal all’ora per Miteni deribricava, così oggi la Regione sceglie di non approfondire nonostante l’inquietante denuncia di sversamento di concime contaminato e di malessere da parte di dipendenti e cittadini, “.
A dirlo la consigliera regionale Cristina Guarda che ha ricevuto risposta ad una interrogazione in Consiglio, tenutosi ieri in collegamento via internet, dall’amministrazione regionale.
“La Regione ha risposto ben 5 mesi dopo, per bocca dell’assessore Elisa De Berti, alla presenza dell’assessore alla Sanità Lanzarin, affermando che non vi è stato e, indirettamente, non c’è nessuna intenzione di avviare controlli sanitari sui lavoratori e sui cittadini che vivono nelle vicinanze dei campi dove Sesa ha sversato per anni un compost impregnato di metalli pesanti – spiega la consigliera Cristina Guarda – noi crediamo invece che sia urgente una indagine sanitaria sulle popolazioni che vivono con questo dubbio pesante quanto i metalli rilevati dalle analisi dell’Arpav sul compost Sesa, sversato sui campi coltivati. Credo che ci sia la possibilità, e sarebbe la prima volta in questa Regione, di prevenire una emergenza anzichè, come successo finora con i Pfas e non solo, di rincorrere gli eventi. Il fatto che la Regione abbia risposto che non ha intenzione di fare nulla è sconcertante”.

La risposta ricevuta il 30 marzo 2020
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Una replica a “Caso Sesa – la non risposta sulla sicurezza di lavoratori e cittadini”

  1. Affrontare questo problema vorrebbe dire ammettere che c’è un problema.
    La nostra Giunta Regionale fa comunicazione esclusivamente su elementi positivi e su questo è veramente efficace.
    PFAS, SESA,MOSE,BANCHE VENETE, INFILTRAZIONI MAFIOSE sono argomenti che entreranno difficilmente nella comunicazione Regionale.

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