PFAS e alimenti – EFSA apre alla Consultazione pubblica

26 Febbraio 2020
Agricoltura

Caso italiano marginale eppure il Veneto ha il sito più inquinato d’Europa.

Possibile che il più grande caso di contaminazione da Pfas non sia al centro della discussione del panel dell’Efsa?

La professoressa Tanja Schwerdtle, presidente del gruppo di lavoro, afferma anche che servirebbero maggiori dati sugli alimenti: li chiedono! E noi che possiamo metterli a disposizione, come possiamo non aver fino ad oggi dato il nostro contributo, come possiamo non essere presi come prima parte in causa?

La triste verità è che nel Parere Efsa pubblicato, gli unici riferimenti al Veneto sono 3:

  1. Report dell’Iss datato 2015-16
  2. Pubblicazione su Mortalità dei dott. Mastrantonio, Cordiano e altri
  3. Pubblicazione del Prof. Foresta sul sistema endocrino.

Come è possibile che la definizione per i PFAS delle concentrazioni massime tollerabili per l’essere umano, in acqua e alimenti, basate sul rischio di ipercolesterolemia, sui rischio di bambini, neonati e donne in gravidanza NON partono anzitutto dai dati del Veneto contaminato?

Ritardi istituzionali e minimizzazione sull’inquinamento sono la prima causa di questa disaffezione al caso Veneto, di cui sanno poco perché poco è stato condiviso e studiato, preferendo azioni spot e prese in carico sanitarie inutili ai fini scientifici.

Basta leggere la risposta all’unica IRI presentata nella nona legislatura (2010-15) del Cons. Pettenò, per capire che la Regione coi “filtri” pensava di aver risolto l’intero problema. Era il 2013 e, fino al Consiglio Straordinario che ho richiesto e promosso a marzo 2016, chi parlava e proponeva azioni, era un Allarmista.

Oggi ne vediamo i risultati:

  • persone che hanno continuato a bere alte concentrazioni di Pfas,
  • bambini e neonati senza particolari forme di tutela nonostante siano al centro della discussione Efsa,
  • un’azienda che ha continuato ad inquinare (vedi GenX, finito in falda solo dal 2014 fino al 2018, proprio a seguito dell’autorizzazione regionale)

Il tutto senza alcuna considerazione del caso Veneto, perché gli studi locali non sono stati pubblicati e condivisi a livello internazionale.

Lo so… potrebbe essere vista come una cosa di poco conto.. ma senza pubblicazioni, senza studi epidemiologici e non semplici prese in carico sanitarie, non si viene considerati dalla scienza nè tantomeno dalle istituzioni che regolano limiti e iniziative. (Per questo nel 2018 ne chiedevo la pubblicazione: clicca qui per leggere il mio commento)

Insomma, se non sono le Istituzioni a farsi carico di far conoscere il nostro caso per aiutare a tracciare il percorso migliore tutelare noi e per evitare si ripeta la questa tragedia ambientale e sanitaria, possiamo solo pensare che il silenzio sia la strada che hanno scelto.

Il fatto che il sito Ex Miteni non rientri nell’aggiornamento dei siti inquinati del Veneto, fa sorgere spontanea qualche perplessità a riguardo..

A partire dalla fine del 2018 avanzai la richiesta che la Regione si facesse tramite con il Governo per agire in Europa ed Efsa o lo facesse autonomamente con l’ufficio regionale di Bruxelles.
Ma evidentemente ciò non è avvenuto. Nemmeno quando la Lega era al governo.

Mi auguro che la Regione partecipi alla consultazione dell’EFSA, sia per l’interesse dei 350mila Veneti sia perché l’Efsa ha sede a Parma e non mi pare che sia troppo lontana per collaborare attivamente e condividere un po’ di documenti.

Chi deve pensarci se no.. ancora i cittadini?

Il parere Efsa sui Pfas lo puoi leggere a questo link:
http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/consultation/consultation/PFAS_Draft_Opinion_for_public_consultation_Part_I.pdf

A breve, una volta conclusa la corposa lettura, vi spiegherò la proposta che, ad un primo sguardo, sembra mantenere le TDI attuali, includendo un numero maggiore di sostanze perfluoroalchiliche.

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