Filiera della Canapa: la Regione risponde, ma a metà!

12 Agosto 2019
Agricoltura

Nel settore agricolo sono in tanti a ripensare la propria azienda. Lo fanno perchè evidentemente il “ritorno alla terra” non è per nulla idilliaco e soprattutto il ritorno economico non è sempre soddisfacente, non risponde agli sforzi.
Per questo molti, specialmente i più giovani, ricercano nuove opportunità capaci di sviluppare occasioni, in filiere produttive differenti: prodotti alternativi dalla cosmesi all’alimentazione umana e animale, dalle nocciole al melograno, dai frutti rossi alle alghe, dal gelso/bachi da seta alla canapa appunto.

E’ proprio questa la coltura di cui oggi vi voglio parlare, perché in Consiglio Regionale abbiamo approvato una legge che ne parla e perché è un prodotto prezioso, spendibile per:

  • l’alimentazione: i semi (privi di Thc) come un alimento sorprendentemente nutriente e l’olio di canapa come integratore;
  • la bonifica: dei terreni contaminati da metalli pesanti attraverso un processo denominato “phytoremediation” e per la pacciamatura in agricoltura, per impedire la crescita delle erbacce e proteggere il terreno da precipitazioni ed erosione.
  • la moda: infatti è maggiormente produttiva rispetto al cotone per quanto concerne le fibre tessili;
  • l’edilizia: è un sostituto del legno, del cemento e dei mattoni (bioedilizia)
  • Produzione green di combustibili, della carta e della plastica (sostituisce il petrolio nella realizzazione di imballaggi e materiali isolanti)

 

In molti credono a questo settore, storico per il Veneto, ed io ho sempre sostenuto l’esigenza politica di indirizzare gli agricoltori, aiutandoli nella diversificazione. E’ per questo che ho votato a favore, sostenendo la legge regionale per facilitarne lo sviluppo: ho sollevato, però, qualche perplessità e, di conseguenza, una proposta.

La Regione del Veneto potrà sostenere e promuovere la coltivazione e la filiera agroindustriale ed agroalimentare della canapa e riconoscerne il ruolo strategico nella bonifica e nel contrasto al dissesto idrogeologico, nella fitodepurazione dei siti inquinati, nella bioedilizia e nella bioenergia.

Per sostenere questo settore vengono stanziati 200 mila euro in tre anni.
Ed è proprio questa la mia perplessità: non si può fare una legge “tanto per provarci” a vedere se il settore è veramente meritevole o no. Esistono i fondi del PSR per questo. Se la maggioranza sceglie di fare una legge, per sostenere un intero settore, una filiera le cose bisogna farle adeguatamente, non con soli 200 mila euro; se no, è incoerente!

Per correggere questa stortura, abbiamo proposto vi fosse un fondo di rotazione di almeno 500 mila euro per rendere più credibile il sostegno della Regione.

Sperimentazione, l’acquisto di strumenti e macchine, la formazione non sono cose da poco: esistono sul territorio già decine di imprenditori, associazioni e cooperative che ne potrebbero usufruire e 200.000 euro sono bazzeccole rispetto alle necessità.

La questione è semplice: o si crede in un progetto, o si lanciano solo slogan per lasciare a mani vuote poi imprenditori e giovani che provano a puntare sulla diversificazione aziendale, a superare il processo monocolturale in cui il mercato ci ha portato, ben supportato dalle politiche regionali miopi di questi anni.

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