Protocollo legalità – La Pedemontana non è modello nazionale. Rivedere concessione

30 agosto 2018
Territorio

 

Pedemontana: garantire la legalità è sacrosanto e doveroso. Ma dopo la firma di oggi mi attendo che il governo metta anche il dito nella piaga di una concessione che nulla ha a che vedere con la favoletta raccontata oggi.

 

E’ ciò che oggi ho dichiarato ai giornali, al margine della firma del Protocollo per la legalità ai fini della prevenzione dei tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata, nei lavori di realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta.

 

Dopo le scelte dannose di Zaia nel 2013 e nel 2017, la concessione della Pedemontana contiene un inaccettabile e squilibrato margine di vantaggio del privato a discapito dei cittadini veneti.

Trasparenza e difesa dell’interesse pubblico non possono essere garantiti solo all’indomani di gravi sciagure come quella del ponte Morandi. Si proceda dunque ad una profonda revisione della concessione.

E’ intollerabile che si presenti come esemplare un’opera costruita a singhiozzo, interrata in un territorio di ricarica di falda con varianti che evitano al privato l’onere della bonifica delle discariche interrate site sul tracciato originario.

Per non parlare delle ombre sulla gestione dei lavori di costruzione che hanno già restituito un operaio morto, degli anni di ritardi agli agricoltori espropriati e dei costi di costruzione più che raddoppiati.

E senza infine contare le politiche lascive e irresponsabili di un governatore che firma per la legalità ma che nemmeno risponde alle osservazioni gravi fatte dall’Autorità Anticorruzione.

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2 risposte a “Protocollo legalità – La Pedemontana non è modello nazionale. Rivedere concessione”

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