PFAS: nessuna è al sicuro

TFA NEL 100% DEI CAMPIONI

Su iniziativa del gruppo dei Verdi/ALE al Parlamento europeo, 110 volontari provenienti da nove Paesi europei hanno partecipato a uno studio esplorativo volto a misurare la presenza di diverse sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nel loro sangue.

Partecipanti alla campagna Stop PFAS Now
110volontari
9Paesi europei
100% pollutedPFAS rilevati in tutte le persone testate

Ottobre 2026

Cosa rileva lo studio

Il campione dello studio comprende 110 volontari provenienti da Italia, Belgio, Francia, Croazia, Germania, Lussemburgo, Spagna, Danimarca e Finlandia. Tra i partecipanti madri, donne in gravidanza e in età fertile, residenti nei pressi di stabilimenti chimici e una delegazione di quindici rappresentanti sindacali. Le analisi biologiche, effettuate dall’Istituto di medicina del lavoro di Amburgo, e l’interpretazione tossicologica, a cura della Libera Università di Amsterdam, restituiscono un quadro di gravità inedita. Da solo, il TFA rappresenta oltre l’80% del carico chimico totale misurato nel sangue dei partecipanti, con concentrazioni mediane da quattro a cinque volte superiori a quelle dei quattro PFAS storici insieme.

I dati chiave

4–5 volte

Livelli di TFA nettamente superiori al cumulo dei 4 PFAS storici

Le analisi rivelano la presenza di TFA (acido trifluoroacetico) nel 100% dei campioni, con una concentrazione mediana di 21,2 ng/mL, a fronte dei 4,6 ng/mL registrati per la somma dei quattro PFAS «storici» (PFOS, PFOA, PFHxS e PFNA): un valore da quattro a cinque volte superiore. Da solo, il TFA rappresenta oltre l’80% del carico totale di PFAS misurato nel sangue dei partecipanti e raggiunge i livelli più alti mai riportati in studi sull’uomo tra quelli censiti dagli scienziati.

Anche i PFAS a catena lunga, già vietati nell’UE tramite REACH e/o il Regolamento sugli inquinanti organici persistenti, risultano tuttora presenti: almeno il 25% dei partecipanti supera la soglia di sicurezza europea (6,9 ng/mL) e almeno il 75% supera il livello (2 ng/mL) oltre il quale le US National Academies raccomandano uno specifico follow-up clinico.

Il TFA: capire un inquinante poco monitorato

Il TFA nasce dalla degradazione di numerosi composti fluorurati: refrigeranti, pesticidi, farmaci e persino altri PFAS. Estremamente mobile e persistente, è considerato il più piccolo composto della famiglia dei PFAS e si accumula con particolare facilità nell’acqua e nelle colture. Finora è stato poco monitorato, perché ritenuto meno bioaccumulabile, e quindi meno tossico, dei PFAS a catena lunga. Eppure, nel giugno 2026, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha raccomandato di classificare il TFA come tossico per la riproduzione (categoria 1B): può nuocere al nascituro e compromettere la fertilità. Un mese più tardi, nello stesso anno, l’EFSA ha abbassato di 3,5 volte la dose giornaliera tollerabile di TFA, sulla base di effetti sulla tiroide osservati in studi sugli animali. Questi risultati confermano l’urgenza di un divieto generalizzato di tutti i PFAS a livello europeo, TFA compreso, e dell’inserimento sistematico di questo inquinante nelle future campagne di biomonitoraggio umano.

Partecipanti alla campagna PFAS, con i volti dei bambini oscurati

Le donne in età fertile e i PFAS

Tra le partecipanti figurano 46 donne in età riproduttiva (fino a 49 anni), di cui circa 30 selezionate specificamente in quanto giovani madri, ovvero in fase di pianificazione di una gravidanza, in gravidanza o in allattamento. In tutte è stato rilevato il TFA nel sangue, a concentrazioni tra le più alte mai osservate nell’uomo.

La salute delle donne resta uno dei grandi punti ciechi della ricerca scientifica e della valutazione dei rischi chimici. Per decenni le donne sono state escluse o sottorappresentate negli studi clinici e tossicologici. Le specificità femminili, dai cicli ormonali alla gravidanza e all’allattamento, sono raramente considerate nella definizione dei limiti di sicurezza, benché siano proprio le fasi in cui l’organismo è più vulnerabile agli interferenti endocrini e in cui le sostanze possono passare al feto e al neonato. Le 46 donne in età riproduttiva coinvolte nello studio rappresentano quindi un campione prezioso in un campo in cui i dati scarseggiano. Il fatto che il TFA sia stato trovato in tutte loro, e che sia ora considerato tossico per la riproduzione, mostra quanto sia urgente colmare questo divario di conoscenze: il gruppo dei Verdi/ALE chiede che la salute riproduttiva femminile entri sistematicamente nella valutazione e nella regolamentazione dei PFAS.

Come condurre una vita senza PFAS: un manuale pratico.

In molti, dopo l’uscita dei risultati delle analisi, mi avete fatto la domanda che ricevo da quando mi occupo di PFAS: “come possono fare a togliere i PFAS dalla mia quotidianità?”.

Per me è veramente importante ricevere le vostre domande e fornire supporto. per questo ho messo insieme un po’ di conoscenze su come gestire in PFAS nelle proprie vite in una comoda guida online.

“Abbiamo lanciato una campagna di analisi cercando sia i PFAS più conosciuti, sia quelli che le lobby vogliono salvare sostenendo che non si accumulino nei nostri corpi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sangue avvelenato. Abbiamo testato 110 persone in nove Paesi europei, e in ognuna di loro abbiamo trovato il TFA, il più piccolo e indistruttibile dei PFAS. Una sostanza che l’ECHA classifica come tossica per la riproduzione. Per questo ho voluto portare a Bruxelles 30 donne, neo mamme, in gravidanza o in cerca di un figlio o di una figlia per i test: perché sono loro, e i loro bambini, a pagare il prezzo più alto di un inquinamento che non hanno scelto. Non c’è alternativa: i PFAS vanno messi a bando, e lo stop della produzione e dell’utilizzo di queste sostanze deve essere progettato, supportato e completato. Non possiamo più aspettare, né lasciare che a pagare siamo noi. Se Commissione e Stati membri voteranno contro il bando dei PFA saranno complici consapevoli di un crimine ambientale e sanitaria.”

Cristina Guarda · Parlamentare europea
Cristina Guarda con il cartello 100% polluted

Le nostre cinque proposte europee.

Di fronte a questa urgenza sanitaria l’eurodeputata Cristina Guarda insieme al gruppo dei Verdi/ALE chiede:

  1. Bandire tutti i PFAS

    Il TFA è nel 100% dei campioni e da solo pesa oltre l’80% del carico di PFAS. I PFAS già vietati calano, quelli non regolamentati dilagano: la regolamentazione funziona.

  2. Gestire l’inquinamento esistente

    L’esposizione ai PFAS è una minaccia per la salute di tutte e tutti. Almeno il 25% dei partecipanti presenta PFAS a catena lunga nel sangue oltre la soglia di sicurezza europea di 6,9 ng/ml, mentre almeno il 75% supera il livello di 2 ng/ml per cui le National Academies statunitensi raccomandano un follow-up clinico. Servono piani straordinari di bonifica e messa in sicurezza, accompagnati dalla presa in carico sanitaria delle persone esposte e dal monitoraggio ambientale.

  3. Investimenti nella medicina di genere

    Secondo l’ECHA, il TFA è tossico per la riproduzione e compromette il sano sviluppo del feto. È stato trovato nel sangue di tutte le 46 donne in età riproduttiva coinvolte con i livelli più alti mai riportati. Chiediamo che la salute riproduttiva femminile entri sistematicamente nella valutazione e nella regolamentazione dei PFAS.

  4. Fissare limiti vincolanti per il TFA

    Italia ed Europa devono stabilire limiti massimi legalmente vincolanti e soglie di allarme immediate per la presenza di TFA nell’acqua, nel terreno e nell’aria, imponendo controlli regolari, obblighi di intervento e sanzioni per chi inquina.

  5. Investire nelle alternative

    Italia ed Europa devono sostenere e rendere rapidamente disponibili le alternative ai PFAS già esistenti, finanziando ricerca, innovazione e riconversione dei processi industriali. In alcuni comparti, come le pompe di calore e i sistemi di rifregerazione, l’industria europea è già leader: queste eccellenze devono essere valorizzate e sostenute, non lasciate indietro.

La conferenza stampa

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Risorse

PFAS levels in Europeans · studio completo in inglese · PDF

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