Dobbiamo parlare di Chat Control

27 Settembre 2025

In queste settimane e mesi mi sono interrogata molto su cosa succeda online, su quali comportamenti vengano esacerbati o addirittura favoriti dalle piattaforme e su come poter proteggere me ma soprattutto i miei cari e le generazioni future.
Impedire l’abuso sui minori e la diffusione di materiale pedopornografico è una preoccupazione che mi tocca da vicino sia dal punto di vista emotivo sia da quello politico. Davanti alla mole di reati e di pericoli a danni di bambini e giovani (e non solo), la risposta normativa rischia di avallare proposte che vanno nella direzione di un controllo di massa. Con la scusa di prevenire, controllare e debellare comportamenti pericolosi, si finisce per pensare il male minore sia quello di sottoporsi a un controllo continuo della nostra identità digitale e degli scambi che vengono effettuati online, anche laddove protetti da crittografia end- to- end.

Una proposta normativa della Commissione Europea per rafforzare la lotta agli abusi sessuali online compiuti sui minori esiste già dal 2022 ed è chiamata comunemente “Chat Control” (CSA Regulation). La sua particolarità è che prevederebbe un controllo preventivo delle comunicazioni digitali.

Si tratterebbe di una strategia di fatto per rendere obbligatorio il controllo che veniva invece derogato alle piattaforme (deroga alla direttiva e – Privacy) dal 2021, al fine di setacciare le conversazioni per rintracciare eventuale materiale pedopornografico.

Ma si tratta anche di imporre di fatto una sorveglianza di massa, capillare, che non va a colpire i casi sospetti di abuso, ma chiunque (e di fatto tutta la società) utilizzi gli strumenti digitali. È un attacco forte al diritto alla privacy, alla democrazia e ai diritti dell’uomo.

Il controllo e la denuncia hanno senso nei casi concreti; non possiamo erodere i nostri diritti al fine di una prevenzione che già nelle intenzioni appare soggetta a una strumentalizzazione da parte dei governi.

La proposta della Commissione Europea presenta dei caratteri inquietanti, anche a partire dalle tecnologie impiegate, come il client – side scanning ossia un’analisi diretta dei contenuti sul dispositivo dell’utente prima che siano cifrati. Prevede l’installazione di software sui dispositivi personali che analizzino i contenuti prima della cifratura (che allora diventa nulla). Ma si espone anche a essere manipolata da hacker o regimi autoritari.

Un controllo capillare delle comunicazioni sarebbe pericoloso su più livelli, pensiamo per esempio alle vite di giornalisti, attivisti, vittime di violenza che si ritroverebbero esposte e private di un canale sicuro per comunicare.

Come Verdi, ci opponiamo al tentativo di imporre una sorveglianza di massa sui cittadini e le cittadine europee, ma siamo una tesa di un momento storico, il 14 ottobre 2025, in cui i governi europei dovranno decidere se allinearsi al Parlamento (che ha cercato di portare un equilibrio nella proposta della Commissione) o se avallare l’inizio di un’epoca di sorveglianza di massa.

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