Il governo italiano e la Commissione europea stanno compiendo l’eutanasia delle aree interne. Dal Piano strategico nazionale, che le dichiara inesorabilmente avviate al declino, alla riforma di medio termine della Coesione, fino al nuovo bilancio Ue, il progetto di abbandono delle zone rurali è sempre più chiaro. E la matrice politica di questa strategia è evidente: è meloniana ancor prima che della Commissione Von der Leyen, visto che il Commissario alla Coesione è Raffaele Fitto.
Fitto è il commissario che ha scelto di sottrarre i fondi di coesione ai territori in difficoltà per dirottarli all’industria bellica. Mercoledì, tra ritardi e litigi, la Commissione più a destra della storia europea ha proposto un budget che taglia del 30% le risorse destinate alla politica agricola, indebolendo lo sviluppo rurale. Contemporaneamente, le politiche di coesione vengono accentrate a Bruxelles: un controsenso che elimina il protagonismo delle regioni.
La nuova proposta prevede infatti che la destinazione dei fondi venga negoziata direttamente tra Commissione e governi nazionali, escludendo le amministrazioni locali. Non solo: l’accesso alle risorse sarà subordinato a riforme imposte da Bruxelles. È tutto il contrario di autonomia e decentramento. È una manovra che soffoca la partecipazione democratica e toglie potere ai territori.
Così si accompagnano le aree interne alla morte, mentre ciò di cui avrebbero bisogno è sviluppo: economico, sociale e nei servizi. Come Verdi, continueremo a batterci per chi non vuole andar via, per chi crede nel valore della propria terra e ha il coraggio di viverci e lavorarci. Difendere le aree rurali significa difendere l’Italia autentica, che non si arrende allo spopolamento e alla marginalizzazione.
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