5G e rischio sanitario: rilevazione impossibile, tecnologia insufficiente

26 Agosto 2019
Sanità e Sociale

Oggi torno a parlarvi di elettromagnetismo!

Sto sviluppando alcune proposte per sensibilizzare alle buone pratiche utili a tutelare preventivamente la salute dei più piccoli, esposti fin da piccini ai rischi sanitari provocati da un costante uso di cellulari, wifi e simili.

 

E PER IL 5G?
Nel frattempo il mondo politico è anche chiamato a rispondere ad un’evoluzione tecnologica costante che in questo settore si chiama 5G e, come sapete, da tempo chiedo alla Giunta regionale di agire con determinazione, rispettando il principio di precauzione (vedi la mia interrogazione e le mie conclusioni, dopo la risposta).

Per fare questo, abbiamo a disposizione diversi strumenti. Uno è il nuovo rapporto ISTISAN sul tema elettromagnetismo, che afferma chiaramente: Arpa Nazionale non è in possesso di metodologie di analisi adeguate per rilevare l’elettromagnetismo prodotto dalla tecnologia 5G.

In parole semplici non è in grado di affermare che la nuova tecnologia sia sicura sia a livello sanitario che ambientale.

Lo studio rileva come l’intermittenza e la direzionabilità dei segnali 5G, al contrario della trasmissione continua della tecnologia precedente, falserebbe i risultati delle rilevazioni ai fini della valutazione dell’esposizione umana.

Come riporta il documento, “Occorrerà pertanto considerare non solo i valori medi di campo elettromagnetico, ma anche i valori massimi raggiunti per brevi periodi di esposizione. Tale aspetto richiederà un adeguamento della normativa nazionale che, ad oggi, non considera esposizioni di breve durata ma solo esposizioni continuative stabilendo limiti sulla base di valori di campo elettromagnetico mediati su 6 minuti o su 24 ore.”

Questo differente funzionamento della nuova tecnologia, perciò non è garanzia di sicurezza sanitaria se rilevato con i metodi tradizionali ed il rapporto fa emergere proprio questa criticità.

 

LE SCELTE POLITICHE SIANO PRECAUZIONALI!

Tutto ciò conferma l’urgenza di una presa di posizione politica chiara e per questo assieme ai colleghi Bartelle e Ruzzante, abbiamo ribadito la nostra posizione: si deve agire in via precauzionale e quindi serve lo stop prima dell’installazione sperimentale, finché ARPA nazionale adotti un nuovo metodo statistico o recepisca metodologie di analisi adeguate, come la proposta della Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC), appena pubblicata, primo ente che tiene conto del particolare funzionamento del 5G “Case studies supporting IEC 62232 – Determination of RF field strength, power density and SAR in the vicinity of radiocommunication base stations for the purpose of evaluating human exposure. Technical Report. Geneva”.

La nostra Regione non sia scenario quindi di sperimentazioni: possiamo permetterci di sottoporre la popolazione a rischi non preventivamente valutati? Molte sono le associazioni del territorio che non vogliono essere cavie della tecnologia.

La protezione sanitaria e ambientale deve essere in primo piano e, per evitare che venga fagocitata dall’evoluzione tecnologica, tutti i politici dovrebbero onorare la propria missione di tutela della comunità che rappresentano.

 

Sono dell’idea che l’installazione del 5G non dovrebbe essere fatta finchè la strumentazione, o meglio la metodologia applicata per le rilevazioni ai fini della valutazione dell’esposizione umana, non sia stata recepita a livello nazionale. La competenza è di ARPA, che dovrebbe adottarla prima dell’installazione; altrimenti come farebbe a monitorare le antenne 5G? Sarebbe un delirio che installassero antenne che non possono monitorare.

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