SFRM: treni, pendolari e “vuoti di mente” in Veneto

7 aprile 2018
News

SFRM: TRENI, PENDOLARI E VUOTI DI MENTE IN VENETO

 

In Veneto pare sia una novità il pensiero del sistema ferroviario!

E’ da quando sono nata che la politica regionale ha in saccoccia un progetto speciale, quello di mettere seriamente in rete la nostra regione, non solo tramite strade e autostrade, ma anche con i treni, per consentirci di fare scelte di qualità per ambiente e portafogli, ma allo stesso tempo più comode e meno proibitive.

Questo era l’obiettivo del Sistema Ferroviario Metropolitano Veneto (SFRM – progetto del 1988) ed è evidente che in questi ultimi 20 anni non è assolutamente diventata una priorità veneta. Da Galan a Zaia, in men che non si dica, si sono trovati modi e finanze per investire in opere abnormi e dannose.
L’ultima è quella della Pedemontana: in qualche giorno si trovano 300 milioni da spendere per questo mostro stradale, mentre non si trova più di 1mln e 5 per disastri ambientali.
Ciò non fa che testimoniare che il traffico su ruota è la priorità: i treni, insomma, son cosa vecchia!

 

Al diavolo la questione ambientale e il rischio delle 4 ruote, i Veneti facciamoli spendere in pedaggi e in carburanti, benzina e diesel, perché all’alternativa elettrica non è una priorità della politica veneta.

Poi pensiamo alle aziende: invece di imitare i Paesi vicini che da anni per il trasporto delle merci obbligano a scegliere il treno (meno costoso) ai camion, noi continuiamo a costruire strade su strade deturpando il territorio e obbligando a spese pazze. Un esempio pratico? Pedemontana: per far percorrere al proprio camion 95km, un’azienda dovrà spendere quasi 30 euro. Alla faccia della crisi!

Ma torniamo ai pendolari: nel 2013 Zaia ci presentava l’introduzione dell’orario cadenzato dei treni, come soluzione ai problemi di studenti e lavoratori, finalmente certi degli orari dei trasporti su ferro. A poco importa se, di punto in bianco, ha portato a un treno all’ora, quando prima la frequenza era di 10 o 15 minuti.

A poco importa se il Veneto si piega alla logica perversa di Trenitalia che cancella i treni interregionali, rendendo impossibili le coincidenze per uscire dai confini veneti, obbligando all’uso del freccia da Venezia a Milano: perché i regionali non rendono quanto i freccia e Trenitalia questo l’ha capito da un bel po’, tarando i suoi investimenti di conseguenza!

E’ per questo che la politica non può vendersi con contratti quasi decennali ad un unico fornitore senza gare nè prospettive di progettualità alternative! Spesso non è la via più semplice quella che rispetta maggiormente i cittadini. I Veneti hanno il sacrosanto diritto di avere una classe dirigente che non pensa a Trenitalia come unico futuro stakeholder, ma che pensa in grande e comincia a osare per un futuro ferroviario diversificato, integrato e innovativo.

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