Autonomia differenziata del Veneto … riflessioni e non solo!

26 settembre 2018
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Non c’è dubbio: i referendum del Veneto e della Lombardia, assieme alla richiesta a costo zero (senza referendum) avanzata dall’Emilia, hanno riaperto un’importante questione nazionale e storica: federalismo o regionalismo “potenziato”?

Ho ascoltato l’audizione in commissione parlamentare del Ministro Erika Stefani (qui l’audizione), responsabile degli Affari Regionali e delle Autonomie.
Ha smentito la possibilità di restituire risorse economiche in più rispetto a quanto oggi assegnato al Veneto (“tutto sarà declinato in base al costo storico dello Stato regionalizzato per le materie trasferite”).
Ha smentito la possibilità di assegnare tutte le 23 materie richieste dal Veneto, figurarsi quindi uno Statuto Speciale.

Ha smentito la possibilità di approvare la proposta di legge statale promossa dal Consiglio regionale del Veneto.

La Lega, quindi, smente la Lega e conferma ciò per cui ho battagliato alacremente fuori e dentro al Consiglio, chiedendo serietà e verità nell’affrontare e nel comunicare un tema così delicato.
Il Ministro ha, tuttavia, accennato un aspetto davvero importante: la definizione di un procedimento standard per la richiesta e l’ottenimento dell’autonomia differenziata!
Quando lo scorso anno abbiamo affrontato il tema Autonomia e Costituzione, rilevavo la totale mancanza di indicazioni, di un percorso definito per aprire il confronto volto ad ottenere nuove forme di autonomia regionale, senza disperdere energie e denaro. Il Governo Prodi nel 2007 aveva presentato un progetto, ma la caduta del Governo non aveva consentito la sua realizzazione.
Ad oggi, infatti, sono ben 8 le Regioni che, con o senza Referendum, hanno avanzato richiesta di forme di autonomia differenziata, ognuna a modo suo. Il risultato? Molta confusione su trattative e questioni finanziarie, che devono essere discusse con ogni singola regione, in collaborazione con il MEF (per le risorse e i costi standard e storici) e i ministeri competenti per ogni materia richiesta (ad esempio la Sanità).
Interessante sapere quali sono le regioni che hanno avanzato richieste di maggiore autonomia in alcune materie:
Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana e in tandem le Marche e l’Umbria.
Tantissime vero? E ce ne saranno altre nel prossimo futuro. Allora mi chiedo:
saranno in grado le singole regioni di gestire autonomamente materie complesse come la questione ambientale, l’istruzione?
– le differenze legislative che si verranno inevitabilmente a creare su temi come, ad esempio, la questione trasporti, quanto appesantirà la burocrazia delle nostre aziende, quanto sarà di ostacolo a noi cittadini?
se le indicazioni politiche di cittadini e amministratori locali spingono verso forme di autonomia, non sarà il caso di rivedere il Titolo V, approfittando della discussione che impegna ministeri e consigli regionali sui modi e le necessità per attuare nuove forme di autonomia?

Qualche anno fa si ribadiva la necessità di rivedere la Costituzione, il funzionamento del Parlamento. Dicevano sarebbero bastati pochi mesi: ecco allora, facciamolo! Ragioniamo su quei punti e riflettiamo sul Titolo V parlando chiaramente di merito, nel definire le competenze regionali e nazionali, avviando un processo volto ad un federalismo o regionalismo più spinto, più coraggioso rispetto a quel primo importante passaggio della Riforma del 2001, che ha introdotto la possibilità di richiedere un’autonomia differenziata.

 

Un’autonomia differenziata che parte dalla lunga discussione politica degli anni 90, periodo storico cha ha portato alla legge Bassanini sulle deleghe di molte funzioni agli enti locali e sul decentramento delle gestione di molte materie, per poi sfociare nella riforma del Titolo V nel 2001, l’introduzione delle materie concorrenti e della possibilità alle regioni di richiedere maggiori spazi di autonomia.
Se ogni regione inizierà processi di richiesta di ulteriori poteri, credo che il Ministero per gli Affari regionali e le Autonomie sarà uno dei dicasteri più oberati del Governo, impegnato a trattare le richieste avanzate invece di coordinare e regolare il precario equilibrio tra le leggi nazionali e quelle degli enti regionali, con i relativi problemi dei contenziosi.
Voi come la pensate? Preferite che ogni regione possa procedere alla richiesta di più autonomia, così come oggi previsto, o forse sia il caso di rivedere il Titolo V e decentrare a tutte le regioni ulteriori responsabilità?
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2 risposte a “Autonomia differenziata del Veneto … riflessioni e non solo!”

    • Grazie Claudio. Immagino tutta la burocrazia che si verrà a creare tra Ministeri, Conferenze Stato-Regioni e Consigli regionali, per non parlare dei ricorsi, se ogni regione comincia a chiedere oggi materie, oggi 5, domani si risveglia e ne chiede altre 2, e così via. Credo che si creeranno più complicanze che semplificazione. I tempi sono più che maturi per rivedere il titolo V.

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