Pfas e Miteni – Trovato altro inquinante: il GenX. Grave l’autorizzazione. E la Regione?

5 luglio 2018
Ambiente

“Miteni, trovato un altro inquinante della famiglia Pfas: il GenX. Grave l’autorizzazione a lavorare rifiuti tossici e il ritardo nella comunicazione da parte della Regione”

 

Adesso su chi scaricherà la colpa Miteni? Il GenX, altro inquinante della famiglia Pfas, sarà l’ultimo o il primo di una lunga serie?

Sono le due domande che ci poniamo io e il mio collega Andrea Zanoni a proposito del nuovo caso che coinvolge la ditta di Trissino e anche Palazzo Balbi, visto che l’autorizzazione a ‘lavorare’ rifiuti tossici dall’Olanda è arrivata da un dirigente della Regione. Un caso che è finito dritto in Procura e su cui presenteremo un’interrogazione. 

 

Finora Miteni ha sempre puntato il dito sui precedenti proprietari e sulla responsabilità dei distretti industriali, quindi attendiamo nuovi contro-comunicati e post sponsorizzati sui social per cercare giustificazioni ‘sull’1% dell’inquinamento’. Crediamo che l’azienda debba essere obbligata a fornire l’elenco di tutte le sostanze e i derivati che produce, ha prodotto e sversato, in modo che vengano fatte analisi complete sulla loro presenza nell’acqua.

 

Non possiamo che ringraziare le istituzioni olandesi per la comunicazione: già da qualche anno stanno studiando il problema GenX nella contaminazione della falda e della loro acqua pubblica.

Rimaniamo invece allibiti dal comportamento della Regione, che si è svegliata solo tre mesi dopo aver ricevuto la lettera, senza darne comunicazione. Ma, prima ancora, è gravissimo il cortocircuito che ha portato a dare il via libera, mentre si sbandiera l’obiettivo Pfas Zero: non ci si può liquidare tutto come mera ratifica di una scelta della Conferenza dei servizi, è prendere in giro la gente.

Sui Pfas c’è sempre stata una sottovalutazione del problema, basti pensare ai quattro anni di ritardo per attivare misure per nuovi gli acquedotti o le dichiarate misure per l’agricoltura.

E anche sul fronte-comunicazione le cose non sono andate diversamente: la Regione ha tardato a informare su aspetti cruciali, come le note del Istituto superiore della Sanità del 2013, quelle del 2016 su scarichi industriali, sui dossier  relativi alle patologie neonatali e materne. Non è il modo migliore per alimentare la sfiducia nelle istituzioni e, soprattutto, tutelare la salute pubblica. Già in passato avevamo chiesto ricerche più approfondite sui Pfas ‘emergenti’.

Ma la preoccupazione va soprattutto sui filtri a carbone, le Bat, ovvero le migliori tecnologie disponibili che sono state scelte per depurare la nostra acqua ma che, a quanto si apprende, sarebbero insufficienti per valori alti più alti del 10 nanogrammi per litro del GenX e le prime analisi evidenziano concentrazioni comprese tra 25 e 40.

Al momento non possiamo fare altro che attendere, speriamo in tempi brevi, il quadro completo dei prelievi effettuati nelle acque dentro e fuori l’area della Miteni e vedere fin dove è arrivata questa nuova sostanza, sversata fin dal 2012.

 

Qui l’articolo sul Corriere del Veneto del 05/07/2018

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