Predazioni da Lupo – Gli allevatori chiedono progetti idonei!

9 Agosto 2019
Agricoltura

Gli allevatori chiedono assistenza e progetti idonei per mitigare le predazioni del lupo. Il Veneto adotti soluzioni già ben collaudate in altre Regioni.

Le predazioni del lupo ormai in Veneto sono croniche da tempo e gli allevatori stanno vivendo delle condizioni svilenti: non si capisce bene perché la Regione Veneto si ostini con interventi evidentemente inutili per risolvere il problema delle predazioni da lupo, quando ormai nel resto d’Italia e all’estero vengono adottati sistemi che si sono dimostrati ampiamente efficaci.

Basta leggere i report degli esperti consultati da Emilia-Romagna, Toscana e Provincia di Trento per avere la certezza che le recinzioni tradizionali non solo non rappresentano minimamente un ostacolo per il predatore, ma anzi funzionano da trappole per i domestici, facilitando la predazione del lupo e favorendo casi di uccisioni multiple per soffocamento.

Su questo tema, ho depositato un’interrogazione chiedendo all’Assessore regionale all’Agricoltura se è sua intenzione rispondere alle esigenze avanzate dagli allevatori.

Perché allora il Veneto non cambia strategia?

E’ ciò che da tempo sto chiedendo alla Giunta leghista e lo faccio anche ora, attraverso un’interrogazione sottoscritta dai consiglieri Zanoni (PD) e Patrizia Bartelle e Piero Ruzzante, che sono parte con me del coordinamento Veneto 2020.

Da tempo sollecito l’assessorato competente a prendere consapevolezza delle tecniche di prevenzione introdotte altrove e dei progetti creati malga per malga, pascolo per pascolo, mettendo in sinergia diverse azioni e considerando le diverse esigenze anche sociali, dovute alla frequenza turistica, e alla conformazione di aree di pascolo che sono enormi, anche di 70 ettari.

Basta a soluzioni standardizzate e lontano dalle tecniche più efficaci!
Invece di continuare a proporre soluzioni standardizzate, dalla Lessinia al Cansiglio, con reti inadeguate alle esigenze, è necessario attivare progetti costruiti tenendo conto:

  • della specie allevata,
  • del tipo di ambiente,
  • della disponibilità economica,
  • della manodopera disponibile nelle varie stagioni dell’anno.

Solo così ci si prendono a cuore i malghesi e le loro mandrie o greggi, uscendo dall’imporduttivo dibattito politico su “abbattimento del lupo, sì o no”, fino ad ora utile solo a scaldare gli animi, o dalle continue promesse mai realizzate di sentinelle organizzate dalla Regione, di progetti pilota mai visti poi dagli allevatori.

Vi condivido un documento esaustivo sulle tecniche, strategie e strumenti di prevenzione agli attacchi dei lupi, con cui si può comprendere meglio che non esistono “solo” le semplici recinzioni mobili, adottate dalla nostra regione in questi anni: “Tecniche, strategie e strumenti per la prevenzione dei danni da predatori al patrimonio zootecnico”.

 

Parlo con molti allevatori costretti a chiedere ai Comuni di rivedere i numeri dei carichi delle malghe (su questo argomento ho chiesto alla Giunta di intervenire per prevedere flessibilità).  Allevatori che non si accontentano di recintare le bestie con le inutili reti da contenimento fornite dalla Regione, solo per avere certezza dell’indennizzo dovuto in caso di predazione. Questo perché i costi che sostengono per aver allevato la vacca o la pecora sono comunque superiori e si sommano al danno morale, legato alla morte cruenta e prematura subita dai propri animali.

Ed è per loro, per la tutela della vita del loro bestiame e per la garanzia della loro attività che vogliamo sapere una volta per tutte se la Giunta ha intenzione di rispondere seriamente alle esigenze avanzate dagli allevatori, prendendo esempio dalle esperienze di altre Regioni e Province che registrano un’importante diminuzione delle predazioni da lupo, attraverso l’utilizzo di adeguate recinzioni ed in sinergia con altri sistemi di prevenzione.

 

Per un’ulteriore approfondimento, vi condivido anche il link al sito CanisLupus.

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